La vita al tempo delle donne

Spettacolo teatrale organizzato dalla Federazione Uil Scuola Rua, Uil Pa, Uil Fpl per celebrare l’8 marzo e affrontare le questioni legate alla condizione femminile.

La vita al tempo delle donne è il titolo dello spettacolo teatrale in scena questa sera all’Università La Sapienza.  Un atto unico scritto, diretto e interpretato da Vanessa Cremaschi da un’idea di Maria Grazia Gramaglia.

Punto di partenza dello spettacolo, voluto e organizzato dalla Uil Scuola Rua, dalla Uil Flp e dalla Uil PA, è proprio nel titolo  – spiega l’autrice: “le donne hanno un tempo davvero diverso da quello degli uomini?”

Le vicende del quotidiano, la ricerca del rispetto, dei diritti si intrecciano con i linguaggi dell’arte e diventano parole “altre”.

Un intreccio formidabile, quello dei diritti e delle parole per dirli, che ha condotto a questo spettacolo.

Da un lato le segreterie del pubblico impiego della Uil, che hanno messo in chiaro le disparità che le donne devono affrontare nel loro vivere quotidiano e dall’altro il tracciato artistico.

Se devi dire che una donna è pagata meno – racconta la Cremaschi – ad un certo punto lo devi dire e basta. La forza del sindacato è anche qui – aggiungono le segretarie organizzative dei tre sindacati di categoria che hanno creduto in questo progetto – nel tentativo di utilizzare strumenti nuovi, toccare sensibilità, denunciare ingiustizie, fare luce sugli obiettivi da perseguire.

Dall’insieme dei dati escono le voci che compongono il racconto teatrale: perché le risposte – continua la Cremaschi – vanno cercate dentro, in se stesse e poi in casa propria.

Io sono partita dalle mie nonne: una che faceva la mondina, lavoro antico, senza diritti, che significa senza dignità. Poco diverso dal caporalato attuale. Lo sa – dice – che le donne più richieste sono quelle italiane? Perché sono più remissive, dicono, più delle straniere. Madri con bambini a cui basta dire ‘domani non venire più’ per creare sottomissione e paura del futuro.

L’altra nonna, nonna Carolina, ciociara, mi ha portato al rapporto delle donne con la guerra.

In Ciociaria ci sono state le ‘marocchinate’. Dopo la battaglia di Cassino le truppe francesi furono mandate in libera uscita per due giorni. Quello che fecero lasciò il segno per sempre. E’ come nell’Ex Jugoslavia. Come in altre guerre dove le donne sono penalizzate due volte.

Anche qui, nelle nostre città, oggi, bisogna andare oltre gli stereotipi di genere.

Siamo talmente abituati a dei vestiti mentali che non riusciamo a toglierli più e cambiare.

Nello spettacolo – aggiunge – faccio l’esperimento della commutazione: chiedo di provare a pensare al maschile ciò che è femminile. E viceversa. Il risultato è sorprendente.

Una trama costruita attraverso il confronto con i racconti, veri, delle cronache sindacali: dalle discriminazioni salariali ai salti mortali per conciliare lavoro e casa, dalle vessazioni sul lavoro agli  stereotipi che ancora si impongono con la pubblicità, nei libri di scuola, nei mass media.

Una scelta che parte dal linguaggio, per assumere forme  nuove, segno concreto di un cambiamento che nella UIL è davvero profondo, nei contenuti, nel modo di rapportarsi con le persone, di stare in mezzo ai problemi con una presenza più incisiva e diretta.


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