Allarme caldo nelle scuole, D’Aprile: “Mentre in Europa chiudono gli istituti, in Italia il personale è costretto a lavorare con i ventilatori portati da casa e con gli studenti che collassano”
“Continuiamo a ricevere da tutta Italia centinaia di segnalazioni di scuole in condizioni ormai insostenibili. Studenti che durante gli esami accusano malori e che collassano per il caldo, docenti e personale costretti a dotarsi autonomamente di ventilatori per rendere le aule appena vivibili. È una situazione che non può più essere considerata un’emergenza occasionale”. Ad affermarlo è il Segretario della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile.
“Viviamo nell’era della digitalizzazione, dell’intelligenza artificiale e dell’innovazione tecnologica, ma nelle nostre scuole mancano ancora i requisiti minimi di sicurezza strutturale: garantire ambienti sicuri e salubri in cui poter studiare e lavorare”.
La sicurezza – ricorda il Segretario – non riguarda soltanto il rischio di un crollo o di un incendio. Significa anche proteggere la salute di studenti e personale di fronte a temperature ormai estreme. Il cambiamento climatico non è più un’ipotesi futura: è la realtà con cui conviviamo ogni giorno e l’edilizia scolastica deve adeguarsi”.
“In Inghilterra e Galles chiudono 1.000 istituti, in Francia 13.500 plessi e in Italia, nonostante il D. Lgs. 81/2008 raccomandi per i mesi estivi, nei luoghi di lavoro, una temperatura compresa tra 24°C e 27°C, si continua a lavorare a scuola in condizioni disumane facendo leva sulla serietà, sulla professionalità e sulla dedizione del nostro personale”.
Servono un piano straordinario di investimenti e l’installazione di impianti di climatizzazione in tutte le scuole italiane. Non si può agire solo in seguito alle emergenze, ciò che conta davvero è la quotidianità, dove si registrano troppo spesso episodi di questo genere. Serve una pianificazione di medio e lungo periodo. È ora di denunciare le inadempienze che possono avere conseguenze gravi e pretendere un maggiore impegno per la sicurezza nelle scuole da parte di tutti gli attori coinvolti attraverso interventi organici e strutturati nel tempo”, conclude D’Aprile.








