Coraggiose, forti e belle: le donne che ricordano chiedono diritti. Di Francesca Ricci

L’istruzione come strumento di emancipazione e libertà.

Quattro anni fa commossero il mondo con la loro forza, la loro fierezza, la loro determinazione, e costrinsero il mondo a prendere atto di quanto grave fosse la loro situazione e, di quanto fosse importante reagire ed offrire libertà a tutte le donne. Uno svelamento, in tutti i sensi, che chiamava alla presa di coscienza. Il gesto di tagliarsi i capelli, nel 2022, dopo la morte di Masha Amini, divenne il simbolo di una protesta che attraversò confini e culture.
Un atto di resistenza e non il primo: l’8 marzo del 1979 dopo un mese dalla Rivoluzione iraniana le donne scesero in piazza per protestare contro l’hijab e il ritorno ad un abbigliamento imposto dal regime religioso. Da allora censure, fermi, arresti della polizia religiosa.
Oggi la loro situazione si ripete e rispondono con la stessa fierezza e – a quanti dicono che l’8 marzo è solo un vecchio rito celebrativo di una libertà che ormai tutte le donne hanno – loro ricordano che non è così né per tutte le donne, né in tutti i Paesi.
Purtroppo, è la cronaca a dettarci l’agenda. I fatti di guerra di questi giorni lasciano poco spazio ai rituali e ai simboli, ma noi abbiamo buona memoria e l’aver messo insieme, molte volte, molti ricordi [qui un testo pubblicato nel 2022] rafforza il nostro impegno per i diritti e non ci fa desistere dal lavorare affinché l’istruzione sia strumento di emancipazione e libertà, in qualunque posto si viva.

Francesca Ricci, Segretaria nazionale Uil Scuola


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