Turi: la nostra valutazione è legata alle ricadute sulle persone

Uil: le materie oggetto di contrattazione vanno riportate al contratto collettivo di lavoro

Il Consiglio dei ministri ha approvato stamani in via definitiva gli otto decreti attuativi della legge 107, modificati rispetto alla loro prima scrittura,  sulla base dei pareri espressi dalle Commissioni  Cultura e Istruzione,  di Camera e Senato.

La complessità della materia avrebbe meritato un tempo maggiore, per cui il nostro parere sulle deghe non può che essere rinviato al momento in cui potremo leggere i testi definitivi.

Resta il fondato dubbio che si ripeta l’errore della legge 107 che sostanzialmente ha risentito della mancanza di un dibattito con la categoria e più in generale nel mondo della scuola.

Quello che abbiamo visto è un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda della delega presa in considerazione. Ciò che valuteremo sono le conseguenze concrete dell’impianto delle deleghe sulla comunità scolastica e  le ricadute sul personale, in termini di diritti e doveri di natura contrattuale.

Su questo punto abbiamo un orizzonte chiaro:  vale l’accordo Governo –sindacati del 30 novembre, che troverà piena attuazione con l’approvazione del nuovo testo unico.  Questo significa che le materie oggetto di contrattazione vanno escluse dal sistema delle deleghe.

Ad oggi riscontriamo che,  dopo il confronto lungo ed estenuante,  avuto martedì scorso nella riunione con il sottosegretario Vito De Filippo (per la Uil Scuola hanno partecipato alla riunione Pino Turi, Noemi Ranieri, Giuseppe D’Aprile, Angelo Luongo) che parte dei rilievi e delle proposte da noi illustrate nelle Commissioni di Camera e Senato sono state assunte.

In particolare, le deleghe che hanno una diretta ricaduta sul personale:

  • quella sulla formazione iniziale che ha in sé la fase transitoria che sembra dare risposte in termini di prospettive positive per le migliaia di precari rimasti fuori dalla legge 107.
  • altrettanto positiva appare la delega sulle scuole italiane all’estero per le quali sembrano risolti molti dei problemi sollevati.

Rimangono molte perplessità in relazione alle deleghe che non sembrano, dare risposte esaustive per rendere esigibili i diritti degli alunne e delle famiglie, in particolare restano le preoccupazioni che tali incertezze ricadano negativamente anche sui ragazzi con disabilità.

Resta la forte ambiguità, senza che vi siano motivazioni concrete nel voler sostituire l’abilitazione all’insegnamento con un titolo di specializzazione. Ciò, oltre a creare confusione e contenzioso, appare di dubbia costituzionalità.

Non sembrano risolte le sovrapposizioni di  competenze tra i  vari enti istituzionali rispetto all’inclusione, alla delega 0- 6,  al diritto allo studio, all’istruzione professionale.

Sovrapposizioni, in un latente conflitto di interessi istituzionali,  che di fatto non rendono esigibile ciò che declamano nelle premesse di ogni singola delega.

Sono provvedimenti legislativi che invece di chiarire le varie competenze, rischiano di complicarle, lasciando poi, alle singole scuole,  il  compito di garantire i diritti degli studenti e delle famiglie, senza le dovute risorse professionali e finanziarie.

Le risorse messe a disposizione,  sia pure aggiuntive e in controtendenza rispetto alla stessa 107 che mirava, invece, ad un risparmio finanziario, non sono sufficienti a dare le risposte a tutte le questioni oggetto delle deleghe.

Sarebbe stato, forse, più utile concentrare le poche risorse su una o due delle deleghe in discussione e dare soluzione definitiva a problemi che si trascinano da anni, piuttosto che disperderle in tanti rivoli, con il risultato di tanti interventi che non risolvendo le questioni poste, lasciano tutti con l’amaro in bocca.

Ancora una volta lo strumento legislativo si dimostra incapace di risolvere i problemi complessi che riguardano le persone.  Il  mondo della scuola,  che ne è uno spaccato, è la riprova di ciò.

In particolare:

Delega valutazione ed esami di stato

Le posizioni dei decisori politici risultano molto distanti. Sono stati presentati come risolti i problemi determinati da processi di valutazione prima depotenziati per gli studenti con disabilità.

Per la UIL ogni intervento che indebolisca la serietà degli studi è lesivo del diritto di cittadinanza che ogni individuo deve essere in grado di  esercitare per mezzo dei più alti livelli di istruzione.

Delega 0/6

Si conferma che le sezioni primavera verranno portate a regime con il contestuale superamento degli anticipi solo ove i servizi educativi per l’infanzia in ogni loro forma , saranno sufficientemente diffusi, rimarcando così il valore assistenziale piuttosto che quello educativo della scuola dell’infanzia.

Al personale in servizio nelle sezioni primavera appoggiate alle scuole statali viene riconosciuto il  servizio. Non viene prevista la stabilizzazione.

Non c’e garanzia dell’organico di potenziamento per la scuola dell’infanzia,ne per l’anno in corso né per il prossimo.

Ancor più grave appare  l’ assenza di ogni riferimento alla generalizzazione della scuola dell’infanzia.

Positiva la definizione dei titoli di accesso alla professione degli educatori per i servizi.

L’assegnazione di un organico potenziato alla scuola dell’infanzia è condizione irrinunciabile, per la UIL, per dare risposte ai tanti bambini che ancora non possono avvalersi di una esperienza educativa di fondamentale importanza come riconosciuto dalle istituzioni europee e per dare risposta ai tanti insegnanti che nonostante tutti i requisiti, risultano penalizzati di fronte ai colleghi di altri ordini e gradi scolastici a cui è stata data una stabilità professionale.

Diritto allo studio

La nuova versione della delega non sembra rispondere alle necessità di rendere davvero esigibili i diritti degli studenti ed evitare surrettizi spostamenti di risorse pubbliche ad Enti ed Istituzioni private.

Non è stato possibile verificare se, come richiesto dalla UIL, la Conferenza nazionale che dovrebbe garantire il diritto allo studio, sia trasformata in organo eleggibile.

Cultura umanistica 

Per sostenere la diffusione della cultura umanistica e del ‘made in Italy’ non occorreva una delega farraginosa e confusa in cui non si capisce chi fa che cosa.  L’intento di riequilibrare la spinta verso le materie scientifiche, oggetto della sfida europea per il 2020 viene affrontato in modo superficiale. Non è stata prevista alcuna copertura finanziaria.  Né si intravede alcuna possibilità di dare alle scuole le professionalità tecniche che possano dare continuità all’uso delle strumentazioni tecnologiche ed alla loro manutenzione e conservazione.

Inclusione e disabilità

Luci ed ombre caratterizzano le modifiche sommariamente presentate sul tema.

Rientrata la proposta di portare a 10 anni la permanenza sul ruolo di sostegno per i docenti e quella di creare specifiche classi di concorso per loro.

Non trova spiegazione la sostituzione del GLH di istituto, già trasformato in GLI (gruppo di lavoro per l’inclusione) con il GIT (gruppo per l’inclusione territoriale) chiamato a stabilire anche il numero di ore di sostegno cui uno studente con disabilità ha diritto, riportando la decisione ad una struttura che manca della rappresentanza delle famiglie e delle professionalità sanitarie diventando una procedura amministrativa. La scelta di assegnare agli ambiti un’attività che, invece dovrebbe trovare nell’autonomia della singola scuola la sede decisionale, appare inadeguata per operare l’inclusione scolastica che è oggetto della delega.

Istruzione professionale

Restano, secondo la Uil Scuola, le incongruenze di fondo tra i vari segmenti e le competenze tra Stato e regioni,   la mancanza di un raccordo con l’istruzione tecnica ingessata dal riordino del 2008 e, ancor peggio, con il sistema dell’IeFP, che la delega voleva raggiungere.

L’offerta formativa si presenta ancora  come scuola ‘vicolo cieco’,  con sbocchi aleatori, che favoriscono  i fenomeni di abbandono .

Il conseguimento di una qualifica professionale entro il compimento del 18° anno di età, va perseguito, ma evitando  scelte dispersive nel variegato ventaglio della formazione professionale ovvero  dell’istruzione professionale, attraverso un sistema di orientamento specifico.

La reintroduzione di attività laboratoriali caratterizzanti non deve avvenire, ad avviso della UIL, a scapito delle altre discipline.

Ci sembra positiva  la creazione di un comitato a cui partecipano anche le parti sociali per verificare periodicamente la validità del repertorio dei titoli per l’accesso al mercato del lavoro.

Scuole italiane all’estero

E’ stato cancellato l’art. 36 che riscriveva lo stato giuridico del personale che è materia di contrattazione, tuttavia permangono talune norme che vanno riportate nell’alveo della contrattazione, dalla selezione,  alle nomine, compresi i criteri di selezione.

Accolte le richieste per evitare tagli alle indennità che saranno equiparate al  trattamento economico con il resto del personale all’estero.


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