Convitti, D’Aprile: “Oltre il 25% del personale educativo è precario: l’ultimo concorso bandito risale al 2000”

Così si smantella un modello che ha sempre rappresentato un’eccellenza. Il rinnovo del CCNL 2025–2027 rappresenterà la giusta occasione per superare le evidenti disparità e per riconoscere pienamente il valore del lavoro svolto nei convitti.

I posti ci sono ma le assunzioni sono azzerate. È uno dei dati contenuti nel dossier della UIL Scuola dedicato ai convitti, che mette in luce una gestione ormai insostenibile del personale.
Una sola assunzione da cuoco, a fronte di 182 posti vacanti nell’anno scolastico 2024/25 – sottolinea il Segretario generale Giuseppe D’Aprile commentando i dati; per gli infermieri, su 38 posti disponibili, non si registra alcuna immissione in ruolo.
Numeri che certificano una grave sottovalutazione del ruolo dei convitti e dei servizi essenziali che li tengono in funzione, afferma D’Aprile.


I convitti accolgono quasi 36 mila studenti, con oltre 2.200 educatori, in 68 istituzioni scolastiche presenti in 18 regioni. Realtà educative caratterizzate da un tempo pieno e da un presidio educativo costante, che potrebbero rappresentare una risposta moderna ai bisogni formativi, ma che vengono progressivamente indebolite da organici fermi e da un crescente ricorso al lavoro precario.

Particolarmente critica la situazione del personale educativo: oltre il 25% è oggi a tempo determinato e l’ultima procedura concorsuale risale al 2000. Una precarietà strutturale che compromette la continuità educativa, mortifica le professionalità e nega diritti fondamentali a migliaia di lavoratori.
Per la UIL Scuola non sono più rinviabili interventi strutturali: revisione dei criteri di determinazione degli organici, immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili per educatori e personale ATA, istituzione di un organico aggiuntivo flessibile per far fronte alle fluttuazioni delle iscrizioni e alle esigenze non previste in organico di diritto.

È inoltre necessario avviare la stabilizzazione del personale educativo precario attraverso corsi abilitanti e nuove procedure di reclutamento, garantire la piena equiparazione giuridica ed economica tra personale a tempo determinato e indeterminato e adeguare il monte ore settimanale a quello dei docenti della scuola primaria.

Si tratta di una questione che non può più essere affrontata con interventi parziali – conclude D’Aprile – . Continuare a ignorare questi dati significa compromettere la qualità dell’offerta educativa e il diritto allo studio. Nel rinnovo del CCNL 2025–2027 interverremo con decisione sulla parte giuridica per superare disparità inaccettabili e riconoscere pienamente il valore del lavoro svolto nei convitti.

 


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