Biondo e D’Aprile, UIL: “La Corte dei Conti certifica ciò che denunciamo da anni: il comparto istruzione è sottofinanziato e il precariato è ormai strutturale”
Il giudizio espresso dalla Corte dei Conti sul Rendiconto generale dello Stato 2025 conferma, con l’autorevolezza di un organo costituzionale, criticità che la UIL e la UIL Scuola denunciano da tempo: l’istruzione continua a essere uno dei settori meno finanziati, le retribuzioni del personale restano poco competitive e il precariato rappresenta ancora una delle principali fragilità del sistema.
È quanto dichiarano Santo Biondo, Segretario Confederale UIL, e Giuseppe D’Aprile, Segretario Generale della UIL Scuola.
“La Corte evidenzia che l’istruzione resta tra i comparti più deboli. Allo stesso tempo richiama le difficoltà di reclutamento del personale, le retribuzioni non attrattive e definisce l’istruzione tra i due pilastri fondamentali dello Stato sociale. È un’analisi che coincide con quella che il sindacato porta avanti da anni.”
“Ancora più significativo è il giudizio contenuto nella Requisitoria del Procuratore generale, che parla esplicitamente di progressivo definanziamento dell’istruzione, investimenti inferiori alla media europea, stipendi poco competitivi e precariato strutturale. Una fotografia confermata anche dai numeri: i contratti di supplenza tra docenti e personale ATA hanno raggiunto la cifra record di 285 mila, un dato che rappresenta una vera emergenza sociale.”
“Le scelte che un Paese compie in materia di istruzione producono effetti che si manifestano nell’arco di decenni. Per questa ragione esse richiedono una visione strategica e una prospettiva di lungo periodo”, proseguono Biondo e D’Aprile.
In un’epoca segnata da cambiamenti tecnologici, trasformazioni sociali e competizione globale, investire nell’istruzione non rappresenta una scelta opzionale, ma una necessità strategica. Il futuro dell’Italia dipenderà dalla capacità di valorizzare il proprio capitale umano e di riconoscere che la conoscenza costituisce la risorsa più preziosa di cui dispone una nazione. Investire nella scuola significa investire nel futuro del Paese. È la condizione essenziale per contrastare la povertà educativa, ridurre le disuguaglianze e preparare le nuove generazioni ad affrontare le sfide della transizione tecnologica. Un sistema di istruzione forte e adeguatamente finanziato non solo sostiene la crescita economica, ma rafforza la qualità della democrazia, valorizzando il capitale umano, la risorsa più importante di cui dispone l’Italia“.







