Denominazione liceo classico, audizione alla Camera – Memoria Uil Scuola

Il 25 marzo 2026 si è tenuta alla Camera dei Deputati un’audizione dal titolo Disposizioni concernenti la denominazione degli anni del corso di studi del liceo classico. Vi riportiamo l’intervento del Segretario nazionale Uil Scuola, Roberto Garofani.


Audizione
VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione
Camera dei deputati
Disposizioni concernenti la denominazione degli anni del corso di studi del liceo classico

Onorevole Presidente, Onorevoli Deputati,

In merito alla proposta di legge AC 2705, recante “Disposizioni concernenti la denominazione degli anni del corso di studi del liceo classico”, attraverso la quale si intende, sostanzialmente, ripristinare il termine “ginnasio” in sostituzione del “primo biennio” del liceo classico, così denominato con il DPR 15 marzo 2010, n. 89 (Regolamento per il riordino dei licei), elaborato dal Governo italiano nel contesto della riforma scolastica della XVI Legislatura, in attuazione dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, formulato dall’allora ministra Gelmini, la Uil Scuola ha già espresso una propria considerazione attraverso le dichiarazioni all’ANSA del suo Segretario generale, Giuseppe D’Aprile, che si è pronunciato in questi termini: “Il ripristino del termine ginnasio potrebbe rappresentare un riconoscimento del valore pedagogico del percorso classico e della formazione umanistica”.

È evidente che, in questa sede, pur mantenendo un sostanziale giudizio positivo sul significato pedagogico del provvedimento legislativo, sia opportuno svolgere una valutazione più complessiva attraverso alcune considerazioni.

La prima considerazione parte dall’analisi di quanto avvenuto con l’introduzione del DPR 89 del 2010, con il quale si è concretizzata una riduzione delle ore complessive per il primo biennio del liceo classico, portate a 27 (891 ore annuali), rispetto alle 28 che, in molte istituzioni scolastiche, arrivavano anche a 30, le quali trovavano spazio di applicazione per via delle varie sperimentazioni previste dal previgente ordinamento ginnasiale, come ad esempio:

  • la Sperimentazione Brocca, istituita nel 1992, con cui si proponeva un curriculum modificato, costituito da 34 ore settimanali, con una riduzione delle ore di latino e greco a favore di un potenziamento delle lingue straniere, della matematica e delle scienze (biologia, chimica, fisica) fin dal ginnasio;
  • le Sperimentazioni linguistiche, con cui si introduceva una seconda o terza lingua straniera (es. inglese, francese, tedesco, spagnolo) all’interno del curricolo classico, talvolta sostituendo o potenziando alcune materie umanistiche. L’orario era di 30 ore o più settimanali;
  • il potenziamento informatico o scientifico, con l’introduzione, appunto, dell’informatica già nel IV e V ginnasio o con l’aumento delle ore di matematica e scienze, con un quadro orario che andava dalle 29 alle 30 ore settimanali;
  • il Liceo Classico Europeo, in cui il percorso formativo integrava le materie classiche (latino e greco, spesso unificati in Lingue e Letterature Classiche) con una forte componente internazionale. Si studiavano due lingue, Diritto ed Economia fin dal primo anno, Geografia, Informatica, potenziamento delle materie scientifiche e materie in CLIL. L’aumento delle ore in tale sperimentazione era notevole, in un range che andava dalle 34 alle 39 ore settimanali, in quanto erano previste anche attività laboratoriali pomeridiane.

Va valutato anche che, in alcuni casi, veniva realizzata la sperimentazione autonoma, legata all’autonomia scolastica, per cui gli istituti adottavano modifiche al piano di studi incrementando l’orario attraverso una sua rimodulazione, come ad esempio la riduzione del carico orario del latino e del greco per rafforzare l’area storico-umanistica o le scienze.

Da ciò si evince che l’attività didattica, prima del DPR 89 del 2010, era imperniata su un impiego maggiore di ore e, di conseguenza, di organico, mentre, ed è ormai cosa nota, la cosiddetta “riforma Gelmini” mirava in primo luogo alla riduzione degli organici, in quanto il suo obiettivo principale era quello di produrre un taglio di spesa che, infatti, si concretizzò in 8–10 miliardi di tagli, con la riduzione di oltre 130 mila tra docenti e ATA in tre anni e di circa 100 mila cattedre sempre nel triennio.

È altrettanto evidente che la riduzione delle ore nel biennio del liceo classico fosse, in primo luogo, un tassello funzionale a tale obiettivo politico di contrazione radicale della spesa per l’istruzione.

Sarebbe opportuno, dunque, che il ripristino del termine “ginnasio”, oltre ad avere una valenza simbolica e pedagogica, fosse connesso anche all’ampliamento dell’offerta formativa, che non intendiamo come ripristino delle vecchie sperimentazioni, ma come l’unica possibilità, attraverso scelte pedagogiche mirate, di dare risposte concrete di fronte alle nuove sfide che la società contemporanea pone e che, a nostro avviso, possono essere affrontate, con le dovute capacità e competenze, solo attraverso una maggiore e diversificata acquisizione di conoscenze.

L’ampliamento dell’offerta formativa favorisce l’accrescimento di una cultura di base che porta con sé la costruzione della personalità delle nuove generazioni, la quale si edifica attraverso un tempo che è, appunto, quello impiegato per studiare e acquisire conoscenze. Ridare lustro all’insegnamento ginnasiale significa anche ripristinare maggiori ore, che costituiscono lo strumento fondamentale per amplificare il bagaglio di conoscenze. Sono le conoscenze lo strumento primario la cui decodificazione consentirà ai nostri studenti di sviluppare competenze con cui si appresteranno al lavoro, portandosi dietro tutte le componenti valoriali fondamentali che guideranno l’azione, unite ai risvolti pratici derivanti, appunto, da quelle conoscenze acquisite.

La nostra organizzazione sindacale tiene dunque a evidenziare che, in una fase in cui il sistema educativo appare fortemente orientato alle competenze, il richiamo alla tradizione del liceo classico possa avere certamente un significato culturale importante nella direzione evidenziata.

Per evitare che il tema posto dal provvedimento legislativo in oggetto rimanga solo una questione nominalistica, pur portandosi dietro tutto il valore simbolico già evidenziato, esso necessiterebbe, altresì, di un impiego di risorse ulteriori, per dare sostanza a quella prospettiva citata nell’introduzione alla stessa proposta di legge, per cui “la separazione concettuale e didattica tra ginnasio e liceo rifletteva un preciso modello educativo: quello di una progressione formativa, che partiva dalle basi linguistiche e logiche per poi giungere alla piena maturità critica, filosofica e letteraria”. L’attuazione di una tale prospettiva, dunque, non può che passare attraverso un incremento delle ore ginnasiali.

È evidente che la disposizione prevista all’art. 3 del provvedimento, per cui “si provvederà nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente”, non va certamente in tale direzione.

Se ci inoltreremo verso la rotta indicata, forniremo gli strumenti per dare una maggiore valenza anche alla conoscenza così intesa e ciò rappresenterebbe, a nostro avviso, un segnale importante in controtendenza rispetto a quanto già visto con la filiera tecnologico-professionale, per cui si predilige, non la riduzione delle ore di lezione, ma quella degli anni di studio, che sono stati diminuiti da cinque a quattro.

In ultimo, ci sembra opportuno sottolineare che sarebbe necessaria un’incisività legislativa anche su questioni più urgenti, attraverso un’azione politica e amministrativa, in particolare quella finanziaria del Governo, che si concentri anche su altri temi, non meno importanti che riguardano e coinvolgono l’intera comunità educante.


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