Turi: la scuola non è una caserma, né un luogo di rieducazione

Controlli e telecamere sono fuori da ogni logica della comunità educante. Ingessano il sistema.

Telecamere e nuovi sistemi di verifica della presenza: ancora una volta si considera il sistema scolastico un grande ufficio pubblico in cui svolgere atti e scartoffie burocratiche.

Ancora una volta dobbiamo ricordare le specificità della scuola che con l’ultimo contratto ha rimesso al centro della propria azione i diritti degli alunni e delle famiglie, la comunità educante –osserva il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi – una comunità che funziona se vi sono riconosciute le peculiarità che le affida la funzione statuale e non se viene considerata un mero servizio pubblico. Un luogo di libertà e creatività quello della scuola che non può e non deve essere omologazione, ma volano di crescita civile.

La scuola deve essere sottratta dalle logiche burocratiche e da quelle impiegatizie – aggiunge Turi, sottoponendo la questione all’attenzione delle forze politiche – va riaffermato chiaramente il ruolo degli insegnanti, professione che non si svolge in una struttura burocratica ma nella comunità scolastica.

Con i provvedimenti che si vorrebbero far passare si continua, invece, nel solco della legge ‘buona scuola’: si gerarchizza il lavoro come se si trattasse di una caserma o, nel caso delle telecamere un luogo di rieducazione – commenta Turi.

Tutti elementi repressivi che non solo non sono buoni esempi da fare vivere agli alunni ma sono in contraddizione con la legge che introduce l’educazione civica nella scuola.
Ci vorrebbe coerenza – continua il segretario Uil Scuola – che l’esempio è il migliore mezzo di istruzione ed educazione possibile.

Riguardo ai controlli, l’aver escluso solo i docenti dall’obbligo del controllo biomedico non è di per sé sufficiente a garantire spazi educativi che vorremmo a burocrazia zero, se dalla comunità si esclude il personale ATA e dirigenti scolatici che non svolgono solo azioni amministrative, ma anche educative.

Al tavolo, già convocato per il 14 maggio per affrontare i problemi della dirigenza scolastica, rivendicheremo, ancora una volta, il vero ruolo del dirigente scolastico che non è di natura amministrativa, ma politico gestionale. Purtroppo – rilancia Turi –  stiamo pagando scelte sbagliate che stanno restringendo la funzione dirigenziale della scuola nell’angusto recinto della burocrazia amministrativa, che poco o nulla ha a che fare con la funzione del dirigente scolastico, che deve dare conto alla sua comunità e alla funzione educativa che ne è alla base.


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