CONFERENZA STAMPA / La vera innovazione è aprire la scuola in presenza e in sicurezza

LA SCUOLA SI FA A SCUOLA, questo il titolo della conferenza stampa che si è svolta questa mattina con i cinque segretari generali dei sindacati scuola
Di seguito la sintesi dell’intervento introduttivo di Pino Turi. 


Per la scuola dobbiamo fare quello che serve, non solo quello che vorremmo – così Pino Turi nel corso della conferenza stampa di questa mattina dei sindacati scuola.

Vanno superati venti anni di politiche restrittive – ha detto Turi  –  ci vuole un quantitative easing per la scuola. Dare alla scuola ciò che gli serve, come Draghi, costi quel che costi.
E’ questo il momento. Ci sono le risorse nel Mes e si possono mettere a punto gli strumenti.

Il nostro obiettivo è aprire la scuola a settembre in sicurezza ma abbiamo chiuso la scuola a giugno e la ritroviamo identica a settembre. Non è normale.
Mentre la casa brucia la ministra si preoccupa di chiamare l’arredatore. Ma bisogna innanzitutto chiamare i vigili del fuoco, siamo in emergenza. Mi sembra non ci sia questa consapevolezza.

Riportare la scuola in presenza è un problema del Governo, della maggioranza. Sanità e istruzione sono valori universali. Ci vogliono risorse, un provvedimento complessivo sulla scuola – ha detto ancora Turi – che disponga anche in deroga le misure necessarie ad una scuola in presenza.

Serve un tavolo nazionale di confronto che metta a punto le misure sul personale e definisca contestualmente il protocollo sulla sicurezza che le scuole stanno aspettando.

Sicurezza e organici sono le due facce della stessa medaglia. Non può esserci la prima se manca la seconda. Il nodo del personale è cruciale per questo serve un provvedimento d’urgenza.

E serve un clima positivo, che ora non c’è.

Mi auguro di sbagliare – ha sottolineato Turi – ma abbiamo idea che sul territorio ci sia grande nervosismo, famiglie nell’incertezza e dirigenti preoccupati e senza risposte chiare alle loro domande.
La scuola è comunità che va rigenerata attraverso la convivenza.
Servono più spazi, una riduzione di alunni per classe e più docenti.
Nel Lazio – ha detto Turi – ci sono 80 scuole sottodimensionate. Eppure ho l’impressione che il ministro dica: ‘facciamo l’accordo sulla sicurezza e non rompete le scatole’. E’ un ministro con cui è difficile parlare perché non vuole ascoltare.

 

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